Marzo 2010 (Antonella)

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Roma 22 marzo 2010

Cari Abitanti,

 

Vi parlerò di soli due film e molto diversi tra loro, ma entrambi graditi.

Il piccolo Nicolas e i suoi genitori, un delizioso film di Laurent Tirard in uscita il 2 aprile, dai racconti di René Goscinny e Jean-Jacques Sempé, pubblicati in Italia da Donzelli Editore. Risate serene vi attendono: potrete rilassarvi insieme ai vostri bambini in un’atmosfera anni ’50 dal giusto ritmo.

Ascoltiamo le parole – riferite alla pubblicazione- dello sceneggiatore, che ne è anche regista: “I personaggi sono sempre diretti e ordinati, ma percepiamo i loro difetti, le loro frustrazioni, i loro disagi. Quando si racconta una storia del Piccolo Nicolas a un bambino, non percepisce assolutamente tutto quello che può trovarci un adulto” e questa ricchezza e intelligenza dell’opera è riscontrabile anche nel film. I bambini restano coinvolti nelle avventure del piccolo e si aprono in sonore risate  alla vista di alcune scene irresistibili, mentre per i genitori è travolgente l’ironia sul loro ruolo e sulle dinamiche di coppia ed è impossibile trattenere la risata. La pellicola a tratti è anche molto commovente, data la  tenerezza del racconto.

 

Invictus  potrebbe essere sottotitolato: Io sono il capitano della mia anima. Leggiamo le parole del grande Clint Eastwood : "Il rugby è uno sport complicato da rendere sullo schermo perché nel cinema tutto è simulazione e non è facile simulare il rugby, che è uno sport di impatto, molto duro. E’ stato più complesso rispetto alla boxe (si riferisce ad uno dei suoi film precedenti A Million Dollar Baby), che ha un set delimitato e solo due protagonisti. Ma credo che abbiamo ottenuto un buon risultato grazie ad un buon gioco di squadra anche dietro la cinepresa, perché mentre l’azione di gioco si svolge sul campo bisogna essere molto veloci e coordinati per seguirla. Certe azioni non si possono ripetere in base ad un copione e bisogna riprendere ciò che accade, con il rischio a volte di venire travolti dai giocatori".  La riprova di quello che dice l’avrete durante la visione: ci si sente proprio allo stadio, le riprese sono fantastiche, coinvolgenti e travolgenti.

Le scene piuttosto scontate della storia, come la domestica che va allo stadio con la famiglia di bianchi o il bambino che si ferma accanto ai poliziotti, pur di seguire la partita, così delicate, sono volutamente  rese in maniera semplice (è diventato un artista leggero come una piuma, dice Francesco Merlo in un articolo apparso su la Repubblica del 14 gennaio 2010 dal quale cito anche questo interessante brano:Mandela capì che lo sport poteva accendere la passione unitaria, diventare uno strumento formidabile di integrazione, il laboratorio di un’idea di Paese, lo scrigno magico di nuovi valori condivisi, la banca delle risorse del sudafricano del futuro….Il film è uno schiaffo per un italiano che è abituato alle Curve Nord e alle Curve Sud dove l’odio è permesso e tollerato, luoghi a statuto speciale dove si picchia e si lincia, si insulta e ci si divide e senza neppure la lealtà dello scontro”).

 Il grande Eastwood in persona compare fra il pubblico che esalta fra gli spalti, firmando il suo film come faceva Alfred Hitchcock. In questa pellicola il regista ha voluto significativamente accanto i due figli, infatti la colonna sonora è di Kyle Eastwood, curata da, sarebbe più esatto dire, visto che vi si riconoscono le note di "O sole mio" con un arrangiamento veramente straordinario.

Il titolo del film è preso da una poesia del poeta inglese William Ernest Henley, che consiglio di  leggere a questo link : http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=4642, dal quale  sono state tratte le citazioni e dove segue anche un interessante articolo di Saviano che, tra l’altro, dice del regista: "Questa volta ancora più smaliziato. Non ha paura di commuovere e di usare l’arte della retorica".

 L'altro suo rampollo segna la meta decisiva della partita e, siccome somiglia in maniera straordinaria al padre, non solo fa l’effetto di rivedere il grande eroe, ma dà un messaggio di continuità alla storia ed alla vita stessa: Scott Eastwood (cioè il fratellastro di quello che ha scritto la musica), infatti, interpreta uno dei South African Springbok. Una fucina di famiglia, insomma, questa nuova, emozionante pellicola del grande regista.

E’ giunta la primavera, non ci colga impreparati: puliamo gli animi, rassettiamo la mente e diventiamo ricostituenti gli uni per gli altri.

 

Un sorriso   Antonella