Luglio 2010 - Antonella

luglio 2010

 

 

Cari Abitanti del Pianeta,

 

questa lettera parla di gentilezza d’animo, quella vera, che è un balsamo di vita.

DAL SEPOLCRO AL MUSEO – STORIE DI SACCHEGGI E RECUPERI è il titolo della mostra visibile gratuitamente, fino al 12 settembre, nelle sale ai piani alti del complesso del Vittoriano, con ingresso, guardando la facciata, sul lato destro del monumento.

 

La Mostra espone una scelta di capolavori recuperati dalle pazienti indagini della Guardia di Finanza, e cioè dal Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico, il cui lavoro, che consiste nel monitorare il mercato antiquario nazionale ed anche estero alla ricerca di manufatti archeologici scambiati illecitamente, ha portato al recupero e alla restituzione allo Stato, nel solo biennio 2008/2009, di 11.258 manufatti di interesse archeologico, il sequestro di 136.873 opere contraffatte e la denuncia penale di 294 responsabili: numeri veramente impressionanti.

I pezzi esposti, recuperati da saccheggi di necropoli arcaiche o di apparati sepolcrali gentilizi di epoca etrusca e romana, sono particolarmente belli, solo per citarne alcuni: la lastra marmorea raffigurante a rilievo "Mitra che uccide il toro", databile al 160 d.C., la testa di Alessandro Magno o quella di Faustina Maggiore, datata II secolo dopo Cristo;  il catalogo, edito da Gangemi, li ha riprodotti elegantemente su fondo nero. Dunque la visita a questa esposizione è imperdibile, oltretutto si ha un’ulteriore possibilità di apprezzare il lavoro, condotto con dedizione e amore dal Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico, tramite le visite guidate gratuite alla mostra secondo il seguente programma: ogni giovedì di Luglio (22,29), Agosto (5,12,19,26) e Settembre (2,8) alle ore 17 con appuntamento, data la calura, nell'atrio, lato Piazza Ara Coeli, del Vittoriano. Per informazioni  e prenotazione ci si può rivolgere direttamente all'indirizzo di posta elettronica del Maggiore  Rossi.Massimo@gdf.it la cui squisita gentilezza ben comunica l’amore per il prezioso lavoro reso alla società.

Il giardino della Filarmonica di Roma, vicino piazzale Flaminio, è un posto fresco e gradevole per darsi appuntamento con gli amici e gustare sani stuzzichini e birre, per esempio reatine, veramente speciali.

Il 7 luglio, presso la sala Casella della Filarmonica, un gruppo di fortunati, quanti la capienza dell’ambiente, ha potuto, per soli otto euro, assistere allo spettacolo, parlare di concerto è limitante, vista la completezza della serata, MUSICHE PROIBITE. AMORE ED EROTISMO NELLA ROMANZA DA CAMERA, interessante conversazione tenuta da Gianfranco Plenizio; il Maestro, oltre a fare ascoltare alcuni significativi brani, ha accompagnato al pianoforte la soprano Bruna Tredicine che ha cantato con voce calda le romanze eseguite dal vivo. La gradevole voce di Gianfranco Plenizio, direttore d’orchestra e compositore - e in questo spazio ricordiamo almeno le musiche per il film E la nave va… di Fellini- ha letto e commentato la romanza italiana da salotto ad alto contenuto erotico, il cui repertorio conturbante e, allora, tanto popolare“ la critica musicale del ‘900 – precisa Plenizio – ansiosa di liberarsi dalla sudditanza del melodramma, ripudiò in blocco”. L’appassionato studioso della tradizione liederistica e del folklore musicale internazionale, da tempo si dedica alla riscoperta e alla rivalutazione del vasto e purtroppo trascurato patrimonio della vocalità cameristica italiana dell’Ottocento e del primo Novecento.

Il titolo di questo vero e proprio viaggio musicale dedicato alla romanza amorosa prende spunto da una recente incisione discografica dedicata a questo repertorio, la celebre Musica proibita di Gastaldon, ma allude anche al valore di comunicazione di questi pezzi, così frementi di passioni e di ottima musica, che rappresentano amore ed erotismo in modo sorprendentemente non schermato, solo per poter aggirare il rigido moralismo dell’epoca, basta  lasciarsi guidare dai gentili e velatamente ironici commenti del Maestro che esplicita con garbo ai nostri moderni occhi le notazioni, per esempio riferentesi alla morte, con cui spesso si concludono le romanze.

La gentilezza si manifesta nel modo di trattare un argomento “scabroso”, senza mai una parola di troppo, ma facendo capire con delicate e spiritose allusioni di che si tratta in realtà, nonché nella capacità di spiegare e saper porgere anche al grande pubblico, privo di educazione musicale.

Ad inizio di serata fa proprio accenno al fatto che l’Italia era considerata il paese del Bel canto: i barcaroli, i contadini, gli innamorati, tutti si esprimevano cantando,  oggi, al contrario ahimé, la popolazione è stonata e incolta. Per tutto ciò sarebbe uno spettacolo da proporre in televisione, anzi ci si augura che il Maestro Plenizio, con la sua verve e il suo arguto spirito, possa fare tutto un ciclo di trasmissioni dedicate all’ascolto musicale.

E’ attualmente visibile nelle sale italiane AFFETTI E DISPETTI, interpretazione tutta italiana del titolo che fa solo riferimento alla governante, in inglese The maid (La nana in lingua originale),  film minimale del cileno Sebastian Silva. Raquel, la perfetta Catalina Saavedra, premiata a Torino per la sua magistrale interpretazione, lavora da ventitré anni come domestica della benestante famiglia Valdes: la sua è un’esistenza tutta dedita al lavoro, non ha una vita privata.

Il film tratta dell’ossessione nel vedersi occupato lo spazio casalingo, l’unico che le appartenga, da nuove domestiche assunte per aiutarla e la protagonista mette in atto i dispetti del titolo italiano per liberarsi delle malcapitate.

La famiglia ospitante ricorda gli impeccabili abitanti della cittadina irlandese dove si svolgono le vicende di un film già commentato in queste lettere, Garage, a dimostrazione contraria del fatto che la vera gentilezza non è futile, ma sa entrare in sintonia con l’altro, cogliendone le vere necessità.

Una nuova aiutante, con un modo di fare assolutamente originale, riuscirà a scalfire, con il suo carattere solare, quello introverso e chiuso della nana, comportandosi istintivamente nell’unico modo affettuoso di cui ha bisogno la nemica e spiazzandola con le sue scelte.

Alla fine lo spettatore comprenderà anche perché Raquel morbosamente cancellava sulle foto l’unica persona dalla quale si sarebbe aspettata quell’amore che lei stessa non sapeva esplicitare: così spesso gli esseri umani sono meno disponibili e gentili proprio verso le persone alle quali sono più legate da profondi affetti.

 

 

                                                                                                 Antonella D’Ambrosio

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