Settembre 2010 (Antonella)

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Roma settembre 2010     

 

Cari Abitanti,

 

Non vi parlerò del Leone d’oro, l’infelice elegante e noioso film di Sofia Coppola confezionato per far addormentare al cinema i suoi spettatori come il protagonista durante un rapporto sessuale.

I registi italiani, presenza massiccia, come tutti sanno, al Festival, si sono distinti con produzioni ben confezionate, piacevoli e non superficiali.

Menzione particolare va fatta per le pellicole presentate sotto la dicitura di “documentari” e che, quindi, sarà difficile vedere in sala, ma, proprio per questo, interessante tenere presenti.

Ne Il sangue verde di Andrea Segre, sui fattacci di Rosarno, il regista dà voce ai braccianti africani che hanno manifestato contro lo sfruttamento bestiale a cui erano sottoposti: interessante e inatteso anche il finale. Da sottolineare la ben espressa sorpresa degli intervistati che ritenevano l’Italia un paese civile.

La vita al tempo della morte è un sensibilissimo racconto in tre parti, completamente diverse tra di loro, che il regista Andrea Caccia ha meditato dopo la morte del padre. La prima parte, muta, descrive un luogo particolare: i Laghi della Lavagnina (Al ). Nella seconda, umanissimi primi piani raccontano con inattesi candore, semplicità e limpidezza la testimonianza di persone consapevoli di essere in prossimità della morte.

Nella terza parte il regista, insieme al fratello, è impegnato a svuotare la cantina di famiglia. L’operazione, così veritiera e fisica, occulta mille significati reconditi e ci porta a ripensare il nostro personale rapporto con la morte in modo profondo e sereno, senza indurci al pianto, memori della straordinaria dignità delle interviste precedenti.

Lisetta Carmi, un'anima in cammino di Daniele Segre ci presenta questa instancabile ricercatrice e rivela, nella bianca cornice di Cisternino di Puglia, le profonde esperienze di questa vivissima ottuagenaria: ebrea in fuga con lo spartito sotto il braccio, fotografa di travestiti, impegnata nel centro spirituale fondato da un guru indiano.

E’ invece in sala l’imperdibile 20 sigarette, il cui regista, Aureliano Amadei, è sopravvissuto all’attentato alla caserma di Nassirya del 12 novembre 2003. Il film, molto godibile nonostante il duro argomento, mette di fronte all’imponderabilità della vita, alla superficialità con cui tutti noi la viviamo, quanto mai oggi, sempre più condizionati dai mass media e pronti a credere tutto ciò che può tranquillizzarci. Senza retorica né fumo negli occhi assistiamo al susseguirsi della vicenda, decisamente divertendoci nella scanzonata prima parte. Uno dei maggiori pregi di questa pellicola, con un’ottima sceneggiatura e regia, è che l’attentato coglierà impreparati anche gli spettatori, ben consapevoli dello svolgersi dei fatti. Una sferzata improvvisa, infatti, muta il registro del film: ora dobbiamo recuperare tutte le nostre forze per salvarci la vita, anche se ciò può essere motivo di senso di colpa successivo nei riguardi dei morti.

Nella terza parte il film, nonostante i ricchi messaggi sottesi, riesce nuovamente a strapparci il sorriso grazie a indovinate non frivole battute. Il protagonista, Vinicio Marchioni, è perfetto nell’interpretare tutta la gamma dei sentimenti umani: un viso duttile ed espressivo che ci auguriamo di vedere ancora. Perfino i personaggi secondari, tutti dal volto profondamente umano, sono così ben delineati e recitati da rimanerci impressi: la coppia di genitori che hanno perso il figlio, l’infermiere romanaccio-filosofo che sottolinea un altro tipico modus vivendi del nostro paese, nascondere la sabbia sotto il tappeto quando viene il politico in visita, come se un ospedale o una scuola o un ufficio debbano mostrarsi lindi alla classe politica e non essere efficienti per il cittadino.

La passione di Mazzacurati è un film decisamente divertente, si ride coprendo la battuta successiva, ma, gioia per i cinefili, è anche un film pieno di volute citazioni: il regista privo di idee che tenta di costruirle narrando al telefono ciò che gli capita intorno; oppure gli autostoppisti che gli salgono in auto nascostamente; ancora i bambini a scuola (ma lascio la sorpresa alla visione), chiaro riferimento a Sotto il Celio azzurro di Edoardo Winspeare, per l'appunto uno dei registi italiani elencati sul giornale che farà impazzire il povero Gianni Dubois, interpretato da Silvio Orlando.

Giuseppe Battiston supera sé stesso nelle vesti dell’extra terreste.

 

Saluti autunnali a tutto il Pianeta, ma a ciascuno singolarmente

 

Antonella D’Ambrosio