Aprile 2013 (Antonella)

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Carissimi Abitanti,

Resiste ancora in sala, ed eccomi a caldeggiarvelo, “Hitchcock" di Sacha Gervasi . Lo sapete che la moglie di Hitchcock era il suo braccio destro e che pare sia stata lei, già inserita da tempo nel mondo del cinema, ad introdurlo quando non era ancora nessuno? Conoscete la di lui mania di mangiare di nascosto o di bere talmente tanti alcolici da darne perfino agli amati cani?

Queste ed altre interessanti storie sulla vita del famoso regista si imparano vedendo questo film. La bravura degli eccezionali interpreti, poi, perfettamente immedesimati nella parte, crea un’atmosfera coinvolgente. Sebbene il trucco di Anthony Hopkins sia così pesante da renderlo irriconoscibile come attore, i suoi gesti sono così affascinanti e appropriati, da calare lo spettatore nella dimensione giusta.

 

La sceneggiatura è basata su uno scritto di Stephen Rebello dedicato alla realizzazione, nel 1960, di Psycho, cioè la pellicola più problematica e nello stesso tempo il  maggiore trionfo del famoso regista. Dopo il successo di Intrigo internazionale, il mago del thriller cercava una storia forte, anche perché, avendo ormai compiuto sessant’anni,  i suoi detrattori davano per certo che avesse già concluso in bellezza la lunga e fortunata carriera. E’ divertente vedere sullo schermo come la vita privata si confonda con quella cinematografica e il gioco faccia da specchio agli spettatori. Anche se a volte le trovate dello script possono risultare banali, ecco che una scena in cucina con la splendida Helen Mirren – la moglie Alma, pare fosse anche un’ottima cuoca – restituisce intensità alla pellicola.

Insomma essere un genio non coincide con essere equilibrati e spesso neppure coll’essere felici, ma sono certa che un pizzico di coscienza ci fosse in quest’uomo straordinario.  Al bando la ripetitività: la vita non ci chiede di essere forzatamente creativi, ma presenti all’attimo.

Ciao a tutti

Antonella D’Ambrosio