Roma, dopo la guerra schegge di vita a Ponte-Parione

Riflessioni di Carlo Vesprini dopo la visita al quartiere Ponte Parione.

Roma, Vicolo del Governo vecchio. Una strada dove ogni anfratto pulsa di vita.

Il giorno in cui decido di camminare scendo le scale a balzelloni e, vestito solo di una canottierina, raggiungo in via della Pace la bancarella di mio padre “Nino er fruttarolo”. Proverbiali le sue battute: “si possino cecare chi mi guarda” e le donne chiudono automaticamente gli occhi. “A signo’ vostro marito è cascato mbriaco fracico e l’hanno portato all’ospedale”. La malcapitata corre via imprecando.

 

 

A piazza della Chiesa Nuova ecco gli americani con le caramelle col buco e barrette di cioccolata per tutti.

Borsa nera a Tor di Nona, banchetti pieni di tabacco proveniente dalle cicche a Campo de’ Fiori. Sotto casa l’Osteria di Remo, regno degli ubriaconi, l’oste prepara uova al tegamino, ciambelline e vino dei Castelli .

La Scuola a San Salvatore in Lauro, il vice parroco della chiesa, il mitico don Alvaro è degno figlio del rione Ponte. Se un incauto lo apostrofa: “a bacarozzo!” come minimo risponde: “a fijo de na mignotta!”.

Per la scuola sempre la stessa strada: Governo Vecchio, Monte Giordano e Coronari; prime scazzottate per invasione, pomeriggi passati a giocare nella strada con le scarpe sempre rotte.

Arrivano le madri di qualcuno di noi. Inseguono i figli tirando ciabattate. “Stasera quando vie’ tu padre. . .” la solita minaccia. Si gioca a carte dentro i portoni. Al posto dei soldi si puntano figurine e giornalini e quando arrivano i più grandi ci portano via tutto al grido di battaglia: cippa!!

Urla di donne. Litigi quotidiani, sembra che ci scappi il morto.

La vecchietta all’angolo del Corallo vende pacchetti variopinti con la sorpresa che poi è sempre lo stesso anellino con perlina, le mosciarelle, le scuregge der Negus. Per mezza lira te ne dà  una, venti  per dieci lire -un patrimonio- e sfregate sul muro sembrano colpi di mitra, poi si lanciano fra le gambe delle donne.

File di ragazzini nel cortile della Parrocchia dove si distribuiscono ciriolette con la marmellata.

In via della Pace il banco della sora Margherita la pizzicarola preso d’assalto alla chiusura del mercato trabocca di briciole di formaggio.

La domenica processione di tielle che escono dal Forno Paladini: profumo di  pollo e pomodori col riso.

Si gioca davanti alla Chiesa Nuova: le femmine a corda e campana, i maschi a “zipitì zipitì” e a “scalinella” con le figurine. I militari entrano ed escono da misteriosi portoni  nelle viuzza adiacenti come via di Panico, la strada più malfamata del rione.

La musica di Respighi che si diffonde : è l’ora di Campo de’ Fiori, si pranza e si ride.

D’estate nel pomeriggio si parte per andare in rustiche trattorie di periferia, compari e comari che si ritrovano, tresche che nascono e muoiono sotto gli occhi di coniugi che fanno finta di non sapere.

Nei giorni feriali botteghe aperte. ” Vincenzo l’allacciatore” ha la moglie friulana e quando parla non si capisce una parola e la gente le dice sempre di sì. “Gigetto l’antiquario” sempre intento a pomiciare nei portoni, meglio se con una donna sposata. “Giulio er carbonaro”, un’accetta gli ha portato via quattro dita, due per mano e sembra capitan Uncino. “Er Bellammemmo”, pittore d’insegne, un vero don Giovanni, ha una relazione con la bellissima mora della copisteria, regina delle mie pratiche masturbatorie, e poi “Giovanni er poeta”, barba e capelli incolti,  occhi spiritati , vestito di stracci e con un turbante sulla testa vive in uno scantinato; un uomo mite e tranquillo ma è il terrore dei più piccoli. Naturalmente si favoleggia di ricchi parenti che lo hanno emarginato. Da Napoli  arriva“o  Pazzariello” : pioggia di monete dalle finestre e un esercito di volontari a indicargli dove sono cadute.

In via del Governo Vecchio la Pretura : un via vai di avvocati e portaborse, i più sussiegosi e arroganti sono vittime dei lazzi  degli smaliziati perdigiorno. Parte il classico richiamo :  “avvocato Cipolletta, prrrr” una solenne pernacchia firmata “er Zampogna” colpisce senza pietà. Qualcuno si gira furibondo: “sono l’avvocato …..” e giù un nome altisonante. “E chi se ne frega nciò metti”, l’ovvia risposta.

I soprannomi sempre azzeccati contano più dei nomi di battesimo. “Benturpina” somigliante a un famoso attore del muto, “er Caprone” animalesco e volgare  vive di espedienti ma è da tutti tollerato grazie alla sua macchietta vivente, “Magnafoco” un omaccione che si guadagna da vivere sputando fiammate e spezzando catene con la forza del torace.

D’estate nel vicolo i benpensanti che vogliono fare la pennichella non  tollerano schiamazzi e dalle finestre ci tirano di tutto minacciando ritorsioni di ogni tipo. Mia madre, per evitare liti mi chiude in casa a catenaccio, ma in un modo o nell’altro riesco sempre a squagliarmela. “Te mozzicherei qui “ grida dalla finestra mostrandomi il gomito, poi quando ho fame  busso al portone  e mi manda giù la merenda col canestrello.

Per via del caldo siamo obbligati a giocare alla Chiesa Nuova. Le ragazzine sono sedute sugli scalini della chiesa e noi si fruga con lo sguardo cercando di cogliere qualche particolare  importante fra le gonne e dopo ci si vanta di aver visto colori di mutande e particolari anatomici, l’immaginazione galoppa.

“Er Ghega”  il più grande di noi e nostra “guida spirituale” fa il bruscolinaro al cinema “Augustus” così   ha la fortuna di vedere anche ai film vietati ai minori di sedici anni e ce li narra esagerando nei particolari scabrosi. Noi ascoltiamo a bocca  aperta e occhi sgranati, l’invidia ci divora il cuore.

In certe fasce orarie l’Augustus diventa un teatrino: si segue il botta e risposta fra provocatori di professione e spettatori sprovveduti che cadono nel tranello. Tutti partecipano diventando attori e comparse del medesimo show. Si ride con le lacrime agli occhi, i piedi  su montagne di “cocce” di bruscolini mentre il fumo delle sigarette avvolge completamente la sala.

Nell’intervallo si aprono i boccaporti sul tetto per il cambio d’aria. Quando piove si scatena la gazzarra: grida e parolacce di ogni tipo  fino a quando l’addetto che agisce con malizia richiude i bocchettoni.

L’avvenimento della sera è la radio accesa nelle case delle famiglie che ne possiedono una con l’occhio magico, una baggianata che ha una specie di potere ipnotico sulla gente, ingenui picareschi personaggi , immagini sbiadite di una pantomima ormai non più rappresentabile.

A Roma “il nuovo teatro” si rifà ai quadri di De Chirico e altri interpreti salgono alla ribalta: lo spettacolo continua.

Carlo Vesprini

Informazioni aggiuntive