Ottobre 2013 (Antonella)

Cari Abitanti,

noi cinefili desideriamo che altri possano vedere i film che ci hanno arricchito, è con questo spirito che vi parlerò di George. Heinrich George è stato uno dei più grandi attori tedeschi attivi tra gli anni 1920 e 1930, ha lavorato anche  nel film Metropolis di Fritz Lang; a causa della sua fama durante il regime nazista, fu arrestato alla fine della seconda guerra mondiale e portato in un campo di prigionia russo dove morì a soli 52 anni.

George è un film coinvolgente sotto molti punti di vista. Intanto il regista, Joachim A. Lang, capostruttura nella RadioTelevisione Tedesca, ben noto per altri significativi progetti, è riuscito ad ottenere attori conosciuti anche all’estero, come Burghart Klaußner, che ricordiamo in Treno di notte per Lisbona o ne Il nastro bianco, dove ha interpretato la parte del pastore protestante;Thomas Thieme, presente nel famoso Le vite degli altri o in Hotel Lux; Martin Wuttke, visto anche in Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino e Hanns Zischler, in Munich.

 

L’autorevolezza del regista ha convinto proprio l’attore Götz George, figlio di Heinrich, a interpretare il padre, cosa che aveva sempre  rifiutato per altri precedenti progetti.

Gli importanti temi trattati in quest’opera: della colpa, della pena, del libero arbitrio, delle responsabilità, della libertà, dell’amore e della passione per il proprio lavoro vengono così  a specchiarsi nel figlio. Le vicende giungono a noi in questa dimensione ingigantita dalla presenza del testimone – figlio che diventa egli stesso protagonista in prima persona. L’opera non è quindi più solo documentario o fiction o romanzo storico, ma è tutte queste forme di espressione messe insieme e contemporaneamente dramma in atto.

La vita del famosissimo attore di teatro e cinema Heinrich George viene raccontata combinando insolitamente  scene di film di allora  con rifacimenti moderni e  interviste attuali con messe in scena di interrogatori dell’occupazione russa; sequenze di telegiornali d’epoca con momenti di  vita familiare. Il regista non vuole trascurare nulla per mostrare la vita contraddittoria dell’attore di fronte alle questioni della colpevolezza e responsabilità nei confronti del nazismo. La biografia di questo artista è straordinaria, ma è anche tipica della generazione di artisti rimasti in Germania, che cercavano di sopravvivere durante la dittatura nazista; alcuni di loro non solo non sono morti di stenti, ma hanno ottenuto nel dopoguerra importanti incarichi.

Fin dove si può assecondare un regime oscuro, sia pure per salvare il proprio grande mestiere e anche il Teatro? Le singole azioni compiute da George sono tutte “positive”, dettate dalla passione, da quella che sicuramente avrà considerato la sacralità del Teatro: l’insieme delle sue scelte, la direzione di esse, si può ancora considerare limpida?

E la pena non è certo superiore a qualsiasi azione commessa dall’attore in paragone ai gravi crimini del Terzo Reich?

Tutti questi interrogativi sono ancora più attuali dopo la morte del nazista Erich Priebke.

Il film rinnova la tradizione del dramma storico, innestando la ricerca documentale con l’attualità dell’intervista e la partecipazione, nei luoghi della vicenda storica, dei testimoni – interpreti.

La regia asciutta ma nel contempo coinvolgente fa di questo film, che speriamo presto abbiate la possibilità di vedere, un’opera unica e molto interessante.

                                                  W il cinema che fa pensare

                                                               Saluti a voi tutti da Circella

Informazioni aggiuntive