Maggio 2014 (Antonella)

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Cari Abitanti,

 Inquietante il film Il medico tedesco.Wakolda dell’argentina Lucia Puenzo: sa ben indagare le problematiche connesse all’adolescenza, come la ricerca di un’identità e dell’approvazione degli altri, unite a sentimenti contrastanti come l’orgoglio della propria diversità e di una forastica solitudine. La regista allarga gli orizzonti alla storia mondiale e cerca sempre la piena consapevolezza del suo pubblico. Lo fa con un andamento rassicurante, fra meravigliosi paesaggi della Patagonia, quasi un adagio che penetra e  segretamente si incunea tra mente, cuore e stomaco, il nostro secondo cervello: un’opera che cresce dopo la visione e si dilata con insinuante e permanente scavo.

 

La bambolaWakolda del sottotitolo è un elemento importante e ipnotico. Le bambole sono simbolo ricorrente nei thriller e negli horror, già spesso presenti nei titoli, qui hanno anche una valenza storica in quanto il disumano Mengele, questo il temibile personaggio celato dietro il già angosciante appellativo di German Doctor, amava farne collezione. Ma anche le loro parti, ancora da montare, nelle scansie ci richiamano visivamente gli oggetti accatastati nei volutamente agghiaccianti musei della memoria o tout court i cadaveri umani ammassati nei campi di concentramento; sono le vittime della perversità di questo personaggio che qui viene descritto quasi in maniera accattivante, come doveva presentarsi alla bambina, sua vittima predestinata, o alla mamma ingenuamente disposta ad accettare il di lui aiuto.

La bambola è anche nelle culture primitive o nei rituali voodoo un feticcio e in questo caso un alter ego della bambina da usare a proprio piacimento, da manovrare secondo le proprie morbose aspettative.

Nelle penetranti inquadrature della fabbrica delle bambole è ormai chiaro che il mite dottore ha la situazione in mano, che è riuscito nel suo intento manipolatorio: la scena del viso felice della bambina accostato a quello della bambola, significativamente somigliante, fa rabbrividire gli spettatori ormai consapevoli del gioco dei ruoli.

L’oggetto al posto della persona, la persona oggetto; il particolare – i pezzi scorporati – simboleggiano anche che questo è un  segmento della storia di Josef  Mengele, rispetto al male perpetrato nei campi di concentramento, ma che comunque contiene sempre l’arroganza nei confronti della libertà altrui e la mancanza totale di rispetto per la vita; il considerarsi superiore a tutto il resto, senza umiltà o amore; e terribilmente simboleggia come sempre possiamo essere alla mercé del Male che si insinua tacendo, che addirittura sorride, ci porge la mano, sembra darci una soluzione. Cari amici, siamo in pericolo quando la malvagità agisce a nostra insaputa, figuriamoci, poi, quando siamo consenzienti come la bambina, quando spalanchiamo le porte ai cavalli di Troia. Il film indaga anche la complicità della popolazione: come abbia potuto tra l’altro un tale personaggio, inseguito da molti per mezzo mondo, salvarsi  e con andamento non palesato in realtà mette il dito nella piaga nella nostra attuale connivenza con qualsiasi forma di sopraffazione e cupidigia. Occhi aperti, dunque, alla banalità del male che serpeggia facendo leva sull’ignoranza, sulle debolezze, ovunque siano difese abbassate.

                                                                             Antonella