Luglio 2014 (Antonella)

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Cari Abitanti,

E’ sempre più difficile trovare qualcosa da vedere nei pochi cinema rimasti aperti, per questo salutiamo con gioia Maicol Jecson,  in sala dal 17 Luglio. Se volete vedere una commedia estiva piacevole e divertente, senza pretese, ma assolutamente non sciocca né volgare, questo film fa al caso vostro: ben recitato da tre attori di età così differenti, ma che si amalgamano bene insieme. Si può definire una storia di formazione e racconta le dinamiche delle relazioni familiari, anche al di là dei legami di sangue. Narra l’evolversi di  un rapporto tra un adolescente, un anziano e un bambino, esplorando l’amicizia, l’amore fraterno e quello adolescenziale e soprattutto la scoperta dell'identità.

L’adolescente Andrea innesca una serie di reazioni a catena con la sua decisione di fare l’amore per la prima volta con la sua ragazza, saltando il campo estivo, ma senza fare i conti con il fratellino che non intende mollarlo. Potrà essere una soluzione lasciare il piccolo Tommaso – l’omonimo bambino che lo interpreta ha esordito sul grande schermo ne La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo (2010) - in una casa di riposo?

 

Anche la simpatica sceneggiatura, che segue i tre, a prima vista male assortiti protagonisti, in una serie di avventure piene di imprevisti, è degli stessi registi.  Un plauso va anche alla scelta dei bravissimi attori: Remo Girone- l’anziano mica tanto rimbambito-, Tommaso Maria Neri – il bambino già nominato- e Vittorio Gianotti, per la prima volta sullo schermo, l’adolescente; navigati e principianti trasmettono una sintonia, in questo caso sarebbe più appropriato parlare di distonia, che aggiunge una nota piacevole al film.

Per Synecdoche, New York partiamo dal titolo che è un gioco di parole tra il luogo in cui si svolge Schenectady, NY, dove Caden, direttore del teatro locale, vive a con la moglie artista Adele (interpretata dall’interessante Catherine Keener), e la figura retorica della sineddoche, che consiste nell’estendere il significato di una parola ( per es. pane inteso come cibo, oppure la parte per il tutto, es. tetto per casa). Per capire il film bisogna rifarsi al titolo: la vita del protagonista è messa in scena dalla pièce teatrale che dura tutta la vita con un sapientemente ambiguo rimando di specchi; gli attori che interpretano i familiari e amici di Caden, o Caden stesso, si moltiplicano e sdoppiano.

Un brivido scorre lungo la spina dorsale ad immaginare Philip Seymour Hoffman che interpreta la sua discesa agli inferi, una lenta decadenza fisica e morale poco prima di morire realmente di overdose. In realtà la pellicola è stata presentata a Cannes nel lontano 2008, ne dobbiamo la circolazione proprio alla morte del grande attore. Il celebre sceneggiatore Charlie Kaufman ( Essere John Malkovich, Se mi lasci ti cancello) ha esordito alla regia con questo film difficile e provocatorio. L’ansia durante la visione, altro che thriller o horror, è data dalla certezza che il grande attore sta interpretando non un testo teatrale, ma la vita del personaggio: dunque la vita non è che una lenta morte recitata ogni singolo momento. E’ il teatro a inseguire la vita ? Quando le decisioni ci appartengono realmente? E le confessioni sono reali ? Questo premiatissimo regista teatrale è costantemente manipolato da tutti, cerca disperatamente di adattarsi alle situazioni mentre la tristezza lo divora.

Cari tutti, non abbiamo che da imparare: è la nostra di vita che stiamo vivendo?

                                                                                         Circella